Archivio di agosto, 2011

Cultura e società

Sempre sull’Accademia della Crusca, con parole un po’ diverse

  di Claudio Giunta

[Il Sole 24 ore, 28 agosto 2011]

«Dopotutto, perché non chiuderla? L’Accademia della Crusca aveva un senso nel 1650, o nel 1950, quando a decidere come si parlava e come si scriveva erano i professori. Adesso, con trecento canali satellitari e il più alto tasso d’immigrazione della nostra storia, chi li ascolta più? Dunque dichiariamo defunta questa parvenza di Autorità e spendiamo i nostri soldi in cose più sensate e più utili». Questa posizione non è la mia posizione, ma è perfettamente legittima (e mi aspetterei anzi che una destra tecnocratica seria la facesse propria). Solo che poggia su un equivoco. Perché istituzioni come l’Accademia della Crusca non hanno il compito di proteggere la nostra lingua bensì quello di proteggere la conoscenza della nostra lingua. È diverso. Nel primo caso si danno delle regole (che verranno o non verranno ascoltate); nel secondo s’insegna a studiare e a riflettere.
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Cultura e società

Perché mai finanziare l’Accademia della Crusca?

  di Claudio Giunta

[Corriere Fiorentino, 17 agosto 2011]

Difendere una lingua non è un’impresa che abbia molto senso. E ne ha ancora di meno investire dei soldi nella difesa. Una lingua non è un territorio chiuso da confini, che si può presidiare con un esercito; e non è neanche un organismo su cui si può legiferare con qualche speranza di essere obbediti. Con trecento canali satellitari e il più grande flusso immigratorio della nostra storia, è molto difficile che una Suprema Autorità possa imporre a tutti i cittadini italiani di dire ‘va bene’ invece di ‘ok’ e ‘subito’ invece di ‘da subito’. Quello che una nazione civile deve fare non è difendere la sua lingua, ma studiarla con serietà e farla conoscere al maggior numero possibile di persone. Questo si fa all’asilo, a scuola, all’università. Ma in molte nazioni europee si è pensato di fondare delle accademie che, a un livello ancora più alto, coordinino e favoriscano gli studi sulla lingua nazionale.
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Cose che riguardano l'Italia

Decostruire «L’inizio del buio». Un tentativo di analisi della poetica veltroniana

  di Christian Raimo

[in www.minimaetmoralia.it]

Poi, a un certo punto, magari giusto dopo una tornata elettorale che sconfessa qualsiasi sua velleità di ritorno cincinnatesco in campo, arriva il libro di Veltroni. E – come sempre – non è un libro che fa i conti con il (vogliamo essere buoni) semi-fallimento del suo progetto politico. Non è un memoir che racconta luci e ombre della sua esperienza da sindaco. Non è il libro di un politico che fa un bilancio insomma, ma è un libro che parla di altro. L’inizio del buio, 267 pagine, pubblicato da Rizzoli. Alfredino Rampi e Roberto Peci soli sotto l’occhio della tv, come recita il sottotitolo. E uno magari dice: ma perché accanirsi? Non ne abbiamo già parlato altre volte di Veltroni scrittore? Non abbiamo già mostrato le sue debolezze sulla pagina? Non possiamo essere indulgenti o indifferenti con un’opera che nel migliore dei casi forse è un modo personale per innescare dibattiti culturali, e nel peggiore un vanity project di un politico meno peggiore di tanti altri?

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Senza categoria

Only Disconnect

  di Claudio Giunta

[Il Sole 24 ore, 7 agosto 2001]

Only connect… Nient’altro che connettere. È il motto di Casa Howard di Forster, 1910: «Nient’altro che connettere la prosa con la passione, allora entrambe ne saranno esaltate e l’amore umano apparirà al suo culmine. Non vivere più in frammenti…». Ma non è questo, anche, il motto ideale, la definizione ideale dei nostri tempi? Avere gli occhi aperti di fronte all’infinita varietà dei fenomeni, dissolvere le sostanze nelle relazioni, trovare la rete che trasgredisce i confini e mette tutto in rapporto con tutto: non è questa l’Idea che sottende tutte le altre possibili idee, oggi? E non è, tra l’altro, una perfetta definizione della rivoluzione informatica? (Scrivete only connect su Google e avrete l’impressione che internet sia nata per obbedire al consiglio di Forster).
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