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L’assassinio è qualcosa da evitare

di Claudio Giunta

[Il Mulino online, maggio 2011]

In frasi come “Non possiamo sparare, per ora” (Castelli) e “Si possono usare anche le armi” (Speroni), quello che resta sfocato è il soggetto. Noi chi? Chi è il noi che dovrebbe, materialmente, sparare? Chi è il si che potrebbe usare le armi? Risposta: i militari italiani; o la guardia costiera; o la polizia italiana. Certamente non il senatore Castelli, né l’eurodeputato Speroni. Non ci sono loro dietro quei pronomi: dell’omicidio s’incaricherebbero altri.

Nel 1937, dopo un viaggio in Spagna, il poeta Auden (sommo poeta! A quando un Meridiano di Auden?) scrisse la poesia Spain 1937 in cui diceva tra l’altro: “Domani le corse in bicicletta / per i borghi, nelle sere d’estate. Oggi la lotta. / Oggi la ricerca deliberata delle occasioni di morte. / L’accettazione cosciente della colpa per l’assassinio inevitabile”.

In Nel ventre della balena, George Orwell (sommo saggista, ancora non abbastanza letto in Italia) commenta così questi versi: “La seconda stanza è una descrizione concisa di un giorno qualsiasi nella vita di un ‘buon membro di partito’. Al mattino un paio di assassinii politici, una frettolosa colazione di lavoro e un pomeriggio pieno di impegni, alla sera le scritte sui muri e la distribuzione dei volantini. Tutto molto edificante. Ma notate la frase “assassinio inevitabile”. Questo può essere stato scritto solo da una persona per la quale assassinio è al massimo una parola. Personalmente non parlerei in termini tanto lievi di assassinio. Si dà il caso che io abbia visto innumerevoli corpi di uomini uccisi, e non voglio dire uccisi in battaglia, ma proprio assassinati. Perciò ho la concezione di ciò che significa assassinio – il terrore, l’odio, le urla strazianti dei parenti, il post-mortem, il sangue, la puzza. Per me l’assassinio è qualcosa da evitare, ed è così per tutte le persone normali. Gli Hitler e gli Stalin ritengono necessario l’assassinio, ma non manifestano mai la loro durezza d’animo, e non usano mai la parola assassinare: usano liquidare, eliminare, o qualche altra suadente parola. Il tipo di amoralità di Auden è possibile solo se si è il tipo di persona che, guarda caso, non c’è mai quando viene premuto il grilletto”.

Chi ha visto ammazzare qualcuno non parla a cuor leggero dell’omicidio (né usa con facilità quegli eufemismi vigliacchi che sono sparare o usare le armi). Chi lo fa, ha di solito una ben misera esperienza della vita (e infatti queste frasi di solito stanno sulla bocca dei ragazzini un po’ gradassi), e soprattutto è sicuro che non toccherà mai a lui premere il grilletto. Immagino che molti simpatizzanti del senatore Castelli e dell’eurodeputato Speroni abbiano apprezzato le loro parole come prova di forza e risolutezza. Invece è viltà.