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451 (Che cosa leggere per sapere che cosa leggere?)

di Claudio Giunta

Quali riviste bisogna leggere per sapere che cosa vale la pena di leggere? Lo dirò tra qualche riga. Prima, un breve riassunto della situazione.

In Europa e in America ci sono parecchie ottime riviste che svolgono questo compito: informano sui libri appena usciti, distinguono i buoni dai meno buoni, e ogni tanto parlano di vecchi libri o di vecchi autori che vale ancora la pena di leggere o di rileggere. Cosa fondamentale: gli articoli che vengono pubblicati su queste riviste sono lunghi, una media di 6-8 cartelle (l’articolo che state leggendo non arriva a due), per cui chi scrive ha tutto lo spazio necessario per sviluppare le sue argomentazioni, cioè per discutere effettivamente il libro o il problema in questione.

In Italia questo genere di riviste praticamente non esiste. Non che manchino i luoghi in cui si parla di libri: ci sono le terze pagine dei giornali, i supplementi culturali, la radio. E la discussione sui libri ha cominciato da qualche tempo a trovare spazio in rete, anche nella rete italiana, in siti dedicati come Anobii, Amazon, Ibs: ed è questo, direi, il fatto culturale più importante degli ultimi anni.

Tutto bene, salvo che si tratta sempre di interventi molto brevi, venti righe o un minuto di audio: e in venti righe o un minuto si può dare un voto, al massimo si può articolare un breve giudizio, ma certamente non si riesce a mettere insieme un’argomentazione. Ora, l’argomentazione non è necessaria quando un libro non vale niente e lo si può liquidare in due righe. Ma quando il libro o il problema sono seri non ci si può accontentare degli slogan o delle battute di spirito o dei voti – tre generi purtroppo molto presenti nella comunicazione culturale italiana. Serve un esame un po’ approfondito, serve una discussione: e non solo per rendere giustizia al libro ma anche per educare il lettore. E dunque serve spazio: a chi è seriamente interessato alle questioni culturali (cioè chi legge anche libri che non sono romanzi gialli, e anche non ad agosto) non possono bastare le recensioncine di dieci righe che si trovano nelle riviste patinate tra le schede sui ristoranti e l’oroscopo.

Ma per fortuna c’è la soluzione. La migliore rivista del mondo, nel settore «Libri e discorsi sui libri», è la «New York Review of Books». Nessuna discussione: è così. Dovrebbe essere una lettura obbligatoria per chiunque insegni o lavori nell’editoria o scriva sui giornali: perché leggendola s’impara non solo di che cosa è interessante parlare ma, soprattutto, in che modo bisogna farlo. Un’endovena mensile di NYRB aiuterebbe tanti saggisti, tanti professori e tanti lettori italiani a guarire da quella nauseante malattia nazionale che è la retorica.

La NYRB ha l’unico difetto di essere scritta in inglese, e in un inglese molto più complicato di quello che tutti quanti parliamo in aeroporto (per cui va detto anche questo: chi vuole leggere un inglese eccellente, chi vuole addirittura imparare a scrivere in inglese, prenda la NYRB: non avrà bisogno di altro). Ma è un difetto che si può correggere. Fino a qualche mese fa esisteva la «Rivista dei libri», diretta da Pietro Corsi, che pubblicava in traduzione una scelta di articoli usciti sulla NYRB. Poi la «Rivista dei libri» ha chiuso, ma il testimone è passato alla neonata rivista mensile «451»: che ha una grafica un po’ più colorata ma conserva la formula della «Rivista dei libri», che è una formula intelligente: il meglio degli articoli della NYRB e un certo numero di articoli scritti da studiosi italiani, su libri e su questioni italiane. Una dozzina di saggi in tutto.

Dunque, per tornare alla domanda iniziale: quali riviste bisogna leggere per sapere cosa leggere? Risposta: «451». Date un’occhiata al sito, www.451online.it, e cacciate questi sei euro.