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Adattamento

di Giacomo Manzoli

Propongo questo breve saggio – più che altro appunti – sul tema dell’adattamento, nella convinzione che le considerazioni esposte non riguardino solo chi si interessa di cinema, che pure è l’oggetto privilegiato del testo. Bensì, più in generale, si chiamano in causa temi e questioni che forse riguardano le discipline umanistiche nel loro complesso. Già negli anni Settanta, François Lyotard faceva ruotare il suo rapporto sul sapere attorno a due cardini: la fine delle grandi narrazioni e la progressiva affermazione del paradigma scientifico su quello umanistico. Ergo, la sola grande narrazione possibile resterebbe quella scientifica. In questo momento politico, la parola “narrazione” sembra essere tornata in auge, sebbene talvolta si abbia la sensazione che si tratti in realtà di una grande metanarrazione (dietro il sintagma “grande narrazione”, insomma, si celerebbe nient’altro che la volontà di averla: poco più di una nostalgia). Allo stesso tempo, tra valutazione e razionamento delle risorse per la ricerca, pare sempre più necessario un adeguamento del “paradigma umanistico” alle logiche di quello scientifico. E non è un caso che, da tempo, le comunità di studiosi delle singole discipline umanistiche definiscano se stesse nei termini di “comunità scientifiche”, dove l’aggettivo non pare usato né in senso etimologico né metaforico, bensì allusivo/rivendicativo (come dire: siamo scienziati anche noi). In pratica, anche in questo caso, sembra trattarsi dell’eterno dilemma tra adattamento o estinzione.

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Adattamento