Archivio di febbraio, 2011

Istruzione

Promemoria su scuola e università

  di Claudio Giunta

[Il Mulino online, febbraio 2010]

Non vorrei che, nella confusione degli ultimi mesi, fosse passata l’idea che il problema principale della scuola italiana sia la scuola. Perché il problema principale della scuola italiana è l’Italia.

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Cinema

Adattamento

  di Giacomo Manzoli

Propongo questo breve saggio – più che altro appunti – sul tema dell’adattamento, nella convinzione che le considerazioni esposte non riguardino solo chi si interessa di cinema, che pure è l’oggetto privilegiato del testo. Bensì, più in generale, si chiamano in causa temi e questioni che forse riguardano le discipline umanistiche nel loro complesso. Già negli anni Settanta, François Lyotard faceva ruotare il suo rapporto sul sapere attorno a due cardini: la fine delle grandi narrazioni e la progressiva affermazione del paradigma scientifico su quello umanistico. Ergo, la sola grande narrazione possibile resterebbe quella scientifica. In questo momento politico, la parola “narrazione” sembra essere tornata in auge, sebbene talvolta si abbia la sensazione che si tratti in realtà di una grande metanarrazione (dietro il sintagma “grande narrazione”, insomma, si celerebbe nient’altro che la volontà di averla: poco più di una nostalgia). Allo stesso tempo, tra valutazione e razionamento delle risorse per la ricerca, pare sempre più necessario un adeguamento del “paradigma umanistico” alle logiche di quello scientifico. E non è un caso che, da tempo, le comunità di studiosi delle singole discipline umanistiche definiscano se stesse nei termini di “comunità scientifiche”, dove l’aggettivo non pare usato né in senso etimologico né metaforico, bensì allusivo/rivendicativo (come dire: siamo scienziati anche noi). In pratica, anche in questo caso, sembra trattarsi dell’eterno dilemma tra adattamento o estinzione.

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Adattamento

Università

Sulla riforma universitaria

  di Filippo Pontani

… Una signora che ha fatto l’esame di avvocato alla chetichella in quel di Catanzaro non ha alcun titolo per invocare la meritocrazia, né per raddoppiare l’orario o decurtare gli stipendi a chicchessia (nemmeno, tengo a dirlo, ai dipendenti amministrativi e al personale tecnico). Non poche di queste e consimili proposte sono simili a quelle avanzate dall’Associazione Nazionale dei Docenti Universitari, sul cui sito il dibattito prosegue, caldo e libero, da anni ormai. Ma sta a una nuova generazione, io credo, approfondire, correggere e attuare le linee-guida che fin qui sono rimaste lettera morta.

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Sulla riforma universitaria

Cultura e società

Roma o morte. Cultura gratis per tutti?

  di Francesco Bausi

Sul «Corriere della Sera» del 22 gennaio 2011 è apparso un breve articolo firmato da Salvatore Carrubba, attuale presidente dell’Accademia di Brera e già assessore alla cultura del Comune di Milano. Carrubba biasima la «diffusa considerazione che la cultura sia di competenza esclusiva del soggetto pubblico» e che essa si configuri a tutti gli effetti come un servizio pubblico, i cui costi debbano essere totalmente coperti dallo Stato; definisce un «equivoco» l’idea che «la cultura sia democratica solo se è gratuita» (perché i “consumatori” di cultura sono essenzialmente le fasce sociali medio-alte e i turisti stranieri, cosicché la gratuità di cui questi usufruiscono viene alla fine pagata dai meno abbienti, che in genere frequentano più raramente le manifestazioni culturali); e osserva infine che «la cultura svincolata dal mercato e pagata solo dal soggetto pubblico rafforza i rischi di soggezione degli artisti e degli operatori culturali rispetto alla politica», incoraggiando inoltre quest’ultima a servirsi della cultura come pretesto per elargire prebende e favori ad “amici” e compagni di partito.

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