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Due saggi sulla tenzone

di Claudio Giunta

Questi due saggi vertono su un genere poetico che non si definisce sulla base di costanti metriche o formali o tematiche bensì sulla base di una funzione. L’unica caratteristica che possa dirsi comune a tutti i testi di tenzone è infatti questa: essi sono concepiti come messaggi privati indirizzati a un lettore ‘primario’ (il partner nella tenzone, cui compete la risposta) e destinati solo in un secondo tempo, attraverso la copia e l’immissione nei canzonieri miscellanei, a una fruizione più larga. Come questa peculiarità influenzi la tradizione manoscritta delle tenzoni è il tema del primo saggio; quali siano le conseguenze sul piano della forma è il tema del secondo.

            Nonostante gli accenni alla storia dei canzonieri o all’evoluzione, nel corso del Medioevo, dei tratti metrici e retorici che contraddistinguono il genere, il punto di vista adottato è fondamentalmente sincronico. Si potrà senz’altro scrivere una storia della tenzone, ma non sarà una storia autonoma, ritagliata nel panorama complessivo della poesia medievale e osservata iuxta propria principia. Da un lato, l’identità del ‘genere’ è troppo debole perché se ne possa seguire l’evoluzione senza un parallelo confronto con quella degli altri generi e forme e senza tenere conto delle mutevoli circostanze nelle quali i poeti si trovavano a vivere. Dall’altro, lo studio della letteratura medievale porta a riflettere sul fatto che la tenzone non rappresenta se non il caso più evidente di una vocazione al dialogo che impronta di sé una parte molto più cospicua della poesia di questa età. Gioverà dunque tanto all’uno quanto all’altro punto di vista – tanto a quello settoriale dello studioso di tenzoni quanto a quello panoramico dello storico tout court – che la diacronia del genere venga assorbita e osservata entro la diacronia del ‘sistema’. Ma l’obbiettivo delle pagine che seguono è, ripeto, molto più limitato.