Archivio di gennaio, 2007

Libri

L’assedio del presente

  di Claudio Giunta

L'assedio del presenteLa rivoluzione culturale in corso è quella che, nello spazio di un paio di generazioni, ha fatto dei media il principale veicolo dell’istruzione, al posto della famiglia e della scuola; che ha portato la cultura pop a occupare buona parte dello spazio che apparteneva alla cultura d’élite; e che ha costretto la scuola e l’università ad aggiornare i loro programmi secondo questa nuova tavola dei valori. Non è detto che questo sia un male. Il buon tempo antico era pieno di discriminazioni, retorica e pseudo-valori accettati solo per acquiescenza. E i media e le nuove arti di massa – canzone, cinema, video, fumetti – producono anche cose meravigliose. Ma ci sono due problemi. Il primo è che questo modello culturale adeguato ai tempi è totalitario: non sta semplicemente a fianco dei modelli tradizionali ma tende a sostituirli in toto. Il secondo è che il rovescio di un’acculturazione aggiornata ai tempi è l’oblio. La sconcertante mancanza di senso storico che si nota nei giovani non è forse la giusta reazione di difesa alla massa di sempre nuovi prodotti culturali che li assedia? Solo che questa de-tradizionalizzazione non esaurisce i suoi effetti nel campo culturale. Essa sta modificando anche il modo in cui percepiamo noi stessi all’interno della società, tra l’altro perché ridefinisce (e vanifica) quelle che nel mondo di ieri erano considerate virtù: la fedeltà al luogo d’origine, il senso d’appartenenza a una comunità, la responsabilità nei confronti dei posteri. Per questo, oggi, il discorso sull’istruzione e sulla cultura è tanto importante: perché la posta in gioco non è “quali libri leggeranno i nostri figli” ma “in che genere di mondo si troveranno a vivere”.

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La poesia italiana nell’età di Dante. La linea Bonagiunta-Guinizzelli

  di Claudio Giunta

La poesia italiana nell'età di Dante

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Versi a un destinatario. Saggio sulla poesia italiana del Medioevo

  di Claudio Giunta

Versi a un destinatario

La poesia è per noi introspezione, ricordo, analisi dei sentimenti individuali: in una parola, lirica. Ma questo monopolio della soggettività è un fenomeno moderno. Nel sistema dei generi medievali, la poesia ebbe un ruolo diverso: essa infatti servì spesso a comunicare nozioni e idee sulla realtà oggettiva che oggi giudicheremmo comunicabili soltanto attraverso la prosa. Questo impegno nella sfera della politica, della morale, della religione influenzò, a sua volta, la retorica dei testi. Ai monologhi dei poeti d’amore si affiancarono i dialoghi, reali o simulati, con interlocutori che dovevano essere istruiti o persuasi. E’ nella tenzone, nello scambio di sonetti o di canzoni tra corrispondenti, che questa istanza dialogica si manifesta con più chiarezza; ma in maniera ora più ora meno evidente essa affiora in tutti i principali generi della poesia medievale, dal comico-realistico allo spirituale, alla stessa lirica amorosa. La vocazione al dialogo e al realismo – cioè alla riflessione e al giudizio “militante” sugli aspetti più vari dell’esistenza umana – dice che cosa sia stata la poesia del Medioevo e in che cosa essa si differenzi da quella, monotematica e monologica, di molti moderni. Contro le interpretazioni che cercano nella lingua e nello stile dei testi la chiave per una definizione della poesia medievale, occorre interrogarsi, innanzitutto, su questa duplice apertura, nei contenuti e nella forma retorica; di che cosa, e a chi, nel passato, hanno potuto parlare i poeti

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Due saggi sulla tenzone

  di Claudio Giunta

Saggi sulla tenzone

Questi due saggi vertono su un genere poetico che non si definisce sulla base di costanti metriche o formali o tematiche bensì sulla base di una funzione. L’unica caratteristica che possa dirsi comune a tutti i testi di tenzone è infatti questa: essi sono concepiti come messaggi privati indirizzati a un lettore ‘primario’ (il partner nella tenzone, cui compete la risposta) e destinati solo in un secondo tempo, attraverso la copia e l’immissione nei canzonieri miscellanei, a una fruizione più larga. Come questa peculiarità influenzi la tradizione manoscritta delle tenzoni è il tema del primo saggio; quali siano le conseguenze sul piano della forma è il tema del secondo.

            Nonostante gli accenni alla storia dei canzonieri o all’evoluzione, nel corso del Medioevo, dei tratti metrici e retorici che contraddistinguono il genere, il punto di vista adottato è fondamentalmente sincronico. Si potrà senz’altro scrivere una storia della tenzone, ma non sarà una storia autonoma, ritagliata nel panorama complessivo della poesia medievale e osservata iuxta propria principia. Da un lato, l’identità del ‘genere’ è troppo debole perché se ne possa seguire l’evoluzione senza un parallelo confronto con quella degli altri generi e forme e senza tenere conto delle mutevoli circostanze nelle quali i poeti si trovavano a vivere. Dall’altro, lo studio della letteratura medievale porta a riflettere sul fatto che la tenzone non rappresenta se non il caso più evidente di una vocazione al dialogo che impronta di sé una parte molto più cospicua della poesia di questa età. Gioverà dunque tanto all’uno quanto all’altro punto di vista – tanto a quello settoriale dello studioso di tenzoni quanto a quello panoramico dello storico tout court – che la diacronia del genere venga assorbita e osservata entro la diacronia del ‘sistema’. Ma l’obbiettivo delle pagine che seguono è, ripeto, molto più limitato.

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Codici. Saggi sulla poesia del Medioevo

  di Claudio Giunta

Codici

Il linguaggio della poesia medievale non è un linguaggio autonomo: un linguaggio, cioè, che possa essere separato con nettezza da quello usato negli altri generi del discorso letterario e non letterario. E’ possibile che questa sia la condizione della “pura” lirica moderna, ma non di quella dei poeti medievali. Per capire quest’ultima occorre, al contrario, fare luce sui molti linguaggi – i codici, appunto – che contribuiscono a definirne la fisionomia. Così, per esempio, la canzone dell’eretico Matteo, la più famosa ballata di Guido Cavalcanti, un sonetto politico di Dante, gli indovinelli del Burchiello possono essere compresi solo attraverso un duplice confronto: con il linguaggio e con le convenzioni retoriche del genere poetico cui essi appartengono; e con quei linguaggi cosiddetti “speciali” o “settoriali” che vengono adoperati nelle diverse circostanze della vita sociale (l’atto notarile, la preghiera, il testamento, la lettera ecc.), e che la poesia antica, al contrario di quella moderna, sfrutta come una risorsa.

Indice: Introduzione. – Parte prima: Testi. – I. Il sonetto dantesco “Se vedi gli occhi miei” e le allegorie del malgoverno di Ambrogio Lorenzetti. – II. Guido Cavalcanti, “Perch’i’ no spero di tornar giammai”. – III. Letteratura ed eresia nel Duecento: il caso di Matteo Paterino. – IV. Due poesie probabilmente duecentesche nel codice Mezzabarba. – V. La tenzone tra ser Luporo e Castruccio Castracani. – Parte seconda: Generi. – VI. Sul ‘mottetto’ di Guido Cavalcanti. – VII. Sulla ‘vestizione’ delle ballate nel Medioevo. – VIII. Sulle tenzoni di Burchiello. – Parte terza: Metodo. – IX. Espressionismo medievale? – X. Generi non letterari e poesia delle origini. – XI. Poesie che commentano poesie nel Medioevo: il caso di Guittone d’Arezzo. – Bibliografia.