Cultura e società

Uno può anche non leggere


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snoopy story

Domenicale del Sole 24 ore, primo marzo 2015

Le librerie chiudono, i libri non si vendono. Tra le cose che l’Associazione Italiana Editori (AIE) si è inventata per metterci una pezza c’è #ioleggoperché, “una grande iniziativa nazionale di promozione del libro e della lettura” che per quanto si riesce a capire dal sito funziona così: ci si dichiara disponibili a diventare Messaggeri, si ricevono gratuitamente a casa 6+6 copie di due diversi romanzi, scelti da una lista di 24, dopodiché si può “partecipare attivamente a tutte le iniziative di #ioleggoperché” (non mi è chiaro come, ma iscrivendosi si capirà).

Non so come siano stati scelti i 24 romanzi. Immagino che ogni casa editrice ne abbia indicato uno dal suo catalogo, scelto tra i più facili, leggibili, tentanti anche per i lettori più deboli, che sono quelli da conquistare alla lettura. Sono tutti romanzi di autori contemporanei. Sono, per dirla molto gentilmente, romanzi di qualità diseguale.

È un’iniziativa promozionale, e va benissimo: è bene che i libri si vendano e che le case editrici non chiudano, e ogni tattica che aiuti a raggiungere questo obiettivo è legittima (la stessa cosa naturalmente – ma il dettaglio sembra sfuggire a molti, specie tra gli intellettuali – vale per i gestori di sale cinematografiche, i produttori di lampadine e i rivenditori di auto usate: in sé, vendere libri non è un’attività né più né meno nobile che vendere bistecche). Nello specifico ho però due obiezioni, una di metodo, o meglio di forma, l’altra di sostanza.

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Istruzione

Tutti idonei. Sui PAS (Percorsi abilitanti speciali)


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Asticella

www.internazionale.it

Come si diventa insegnanti? Serve un’abilitazione, e questa abilitazione è stato possibile ottenerla, in passato, in modi diversi. Due anni fa, per provare a ridurre il numero dei precari impiegati nella scuola, il Ministero dell’Istruzione ha aperto un Percorso Abilitante Speciale (PAS) per coloro che avevano già insegnato per tre anni anche non consecutivi nell’arco di tempo compreso tra il 1999 e il  2013. A questo PAS si accedeva senza concorso.

Adesso, in tutta Italia, cominciano a essere pubblicati i risultati dei PAS. Reperirli non è facile, perché non si trovano nel sito del ministero: bisogna cercarli nei siti delle università che hanno organizzato i corsi, e che però non informano sempre con esattezza circa il numero degli iscritti ai corsi e al numero dei respinti in itinere. Ma per quanto ho potuto vedere (e sentire, dai colleghi di altre università), quasi tutti i candidati hanno superato gli esami orali e scritti, e sono quindi abilitati. In alcune sedi, e in alcune classi di concorso, bisogna togliere il quasi: tutti i candidati sono stati promossi. Questo significa che, in alcune sedi, fra tutti coloro che si sono iscritti al PAS per l’abilitazione all’insegnamento (diciamo) dell’inglese alle superiori non c’era neppure una persona che non fosse all’altezza del compito. Tutti all’altezza, tutti idonei.

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Istruzione

Sapere insegnare è meno importante che sapere


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Concordia

In un ospedale, un giorno futuro, di fronte alle sale operatorie:

Avvisiamo la gentile clientela che i medici in servizio in questo reparto hanno tutti conseguito la NLM-BN, Nuova Laurea in Medicina di Buona Sanità. Rispetto al vecchio ordinamento, la NLM-BN ha comportato una riduzione del 40% dei corsi disciplinari di medicina del corpo umano, sostituiti da materie gestionali e relazionali indispensabili nella formazione di un Bravo Dottore. La Direzione augura a pazienti e familiari una Buona Operazione e una Felice Degenza nel nostro ospedale”.

Su un volo di linea, un giorno futuro, a diecimila metri di altitudine sull’oceano:

“Gentili passeggeri, siamo lieti di informarVi che, in ottemperanza al PNBA, Piano Nazionale di Buona Aviazione, nella formazione di tutti i nostri piloti le ore di volo sono state ridotte del 40% rispetto al vecchio ordinamento, sostituite da materie gestionali e relazionali indispensabili nella formazione di un Bravo Pilota. Le nostre linee aeree Vi augurano un Viaggio Sereno auspicando di riaverVi presto a bordo dei nostri aviogetti”.

Uno scherzo, si capisce. Chi sa come lo prenderebbero i pazienti che stessero per entrare in quelle sale operatorie, o i passeggeri di quell’aereo! E chissà con quale serenità i genitori metterebbero la salute dei propri figli nelle mani di quei mezzi dottori, e la loro incolumità in quelle di quei mezzi piloti. Ma a nessuno verrà mai in mente di proporre, per la laurea in medicina o per i corsi di volo, una simile riforma, che in sostanza dimezzi d’emblée lo spazio dedicato alle discipline fino a un attimo prima unanimemente considerate indispensabili nella formazione di medici e piloti, con la bizzarra motivazione che, oggigiorno, ce ne sono altre ugualmente importanti. E se mai ciò accadesse, certo non ci sarebbe nessuno disposto a prendere sul serio una sciocchezza del genere; figuriamoci, poi, farne oggetto di un pubblico dibattito.

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Libri

Alba piemontese. Un nuovo testo poetico italiano delle origini


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Alba

Domenicale del Sole 24 ore, 8 febbraio 2015

«Il più antico documento della nostra letteratura è comunemente creduto la cantilena o canzone di Ciullo di Alcamo, e una canzone di Folcacchiero da Siena». Sono parole di Francesco De Sanctis, è l’inizio della sua Storia della letteratura italiana. Lo studente che le ripetesse oggi a un esame universitario verrebbe subito bocciato, perché ciò che oggi sappiamo circa le origini della nostra poesia è molto diverso (e molto di più) rispetto a ciò che sapeva De Sanctis.

Sappiamo intanto che la cronologia della scuola siciliana è diversa da quella «comunemente creduta» ai tempi di De Sanctis, e che non ci sono ragioni per attribuire a Cielo (non Ciullo) d’Alcamo, e men che meno a Folcacchiero da Siena, il ruolo dell’iniziatore. Sappiamo che esistono testi in versi di argomento religioso-devozionale che risalgono all’ultimo quarto del dodicesimo secolo o al primo quarto del tredicesimo (e uno di questi testi, per quanto atipico, è poi il Cantico delle creature di san Francesco).

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Libri

Arbasiniana


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Ritratti

Il Foglio, 27 dicembre 2014

Abbiamo in mano i “Ritratti italiani” di Arbasino raccolti ora da Adelphi. Ritratti “cubisti”: che sovrappongono tempi, luoghi, articoli, interviste e appunti, spaziando da Longhi alla Loren e dalla Brin al cardinale Siri. Li sfogliamo, come l’autore in copertina, stesi su un divanetto, cercando di assumere la sua aria assorta e languida. Ma noi abbiamo attorno dei rigidi cuscini Ikea: niente morbidezze di cuoio sotto e d’arazzi sopra, né vestiti di sartoria o calze pronte per zompare a un vernissage in un punto qualunque del pianeta. Del resto, noi siamo cresciuti tra anni Ottanta e Novanta in una Padania cheap e retrodatata ai Cinquanta, mentre lui nei suoi padani Cinquanta già viveva in un agio da inizio anni Ottanta tra hippie e yuppie, raggiungendo ovunque la gioventù del Mondo e Paragone su una decappottabile sportiva… in epoche ancora preautostradali e avventurose su e giù tra Roma e Milano, tra via Veneto e il Giamaica, tra Piazza del Popolo e via Andegari…

Dunque da una parte noi, che col confine non di Chiasso ma di Sasso venivamo ceduti in babysitting alle sezioni di un Pci in esaurimento ma ancora più crocio che marxista e pachidermicamente emiliano, con gli affreschi guttusiani in rossonero, i “Quaderni del carcere” nei friabili Editori Riuniti pre-Gerratana e l’americano da Radio Elettra di Pavese e Vittorini… Dall’altra parte lui, il diplomatico della prima generazione d’intellettuali borghesi che ha iniziato presto a viaggiare, archiviando in soffitta le ciabatte dei rondisti e i flabelli funerei dei comitati centrali al grido di “Abbasso le ricette della nonna! Basta con gli anniversari delle catastrofi!”, e che del Novecento nazionale ha scelto semmai la lievità di Comisso o Palazzeschi, insomma dei pochi scrittori vissuti senza sostenere ridicole ideologie abiurate una volta a decennio, e possibilmente capaci di vivere l’omosessualità senza i complessi cattocomunisti di Pasolini (di cui qui si spiega come riuscisse a “provocare scandalo con i costumi prevalenti”: e “Non confondiamo Petronio con ‘Petrolio’!”), ma pure senza l’esibizionismo ferito che parecchi anni dopo sventolerà il padano plebeo Busi per smarcarsi da un esercito di gay ormai irreggimentati…

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Istruzione

Leopardi non era pessimista. Sulla formazione degli insegnanti di italiano


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Happiness

Internazionale online

Leopardi usa una sola volta la parola “pessimismo”, nello Zibaldone, e al negativo. Eppure, digitando in Google “Leopardi pessimismo”, escono 683mila risultati. Il primo sito della lista è Wikipedia, il secondo “Tutto Leopardi in 10 pillole”. Tutti gli studenti o quasi sanno che Leopardi attraversa varie “fasi di pessimismo” (quando va bene), o “vari pessimismi” (quando va male, perché “pessimismo” non ammette plurale): individuale, storico, cosmico; seguite (le fasi) da una quarta eventuale, nota solo ai più preparati: quella del “pessimismo eroico”. Peccato che questa vulgata non sia che il distillato di una tradizione critica ormai assimilata (e propinata) senza più leggere quel che ha scritto Leopardi. L’esigenza (o ossessione) di semplificare e rendere pronto all’uso, spendibile (“in termini di conoscenze, competenze, abilità”, come recitano gli “obiettivi formativi”), ciò che è per sua natura complesso, cioè un testo letterario, ha prodotto una incomprensibile tendenza a prediligere lo studio della “critica”, quella che tecnicamente si chiama “bibliografia secondaria”, rispetto alla lettura diretta dei testi, o “bibliografia primaria”.

Alcuni esiti recenti del concorso di ammissione al TFA (Tirocinio Formativo Attivo) sostenuto da coloro che oggi aspirano a una cattedra di italiano nella scuola secondaria superiore possono essere un utile punto di partenza per valutare lo stato della nostra università (e, prima, della scuola superiore medesima) negli ultimi anni. Si viene così a constatare che persino i laureati in Lettere, messi di fronte a una notissima poesia leopardiana (“Alla luna”), sono imbattibili nello snocciolare i tre pessimismi, ma non capiscono il significato letterale dei testi di Leopardi. Non sanno che cosa significano le parole che Leopardi ha messo insieme, andando a capo ogni tanto.

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Cultura e società

Biblioteche da Commodore 64


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SI

Adeguare le nostre biblioteche di conservazione agli standard di quelle di Berlino, Madrid, Londra, Parigi, dove ad agosto migrano gli studiosi italiani che se lo possono permettere, non è un obiettivo realistico: non ce la faremo mai, non avremo mai né quei soldi né quella lungimiranza. Ma potremmo fare un po’ di maquillage a basso costo.

Se uno apre il bel sito internet della Biblioteca Nazionale di Madrid trova in alto a destra un «Benvenuto» in sei lingue: spagnolo, catalano, basco, portoghese, inglese, francese. Cliccando su ciascuno dei sei «Benvenuto», il sito cambia lingua: non è tradotto davvero tutto quello che si trova sulla homepage in spagnolo, ma l’essenziale sì, e in realtà anche più dell’essenziale: i non ispanofoni possono così farsi un’idea precisa sia di come funziona la biblioteca sia di ciò che nella biblioteca accade, al di là della consultazione dei libri (film, mostre, visite, conferenze). Nel sontuoso sito della Biblioteca Nazionale di Parigi le lingue sono nove più il francese: ci sono, tra le altre, l’arabo, il cinese, il giapponese, l’italiano (con traduzioni, mi pare, perfette). Dieci lingue sono la solita esibizione di grandeur, si capisce: nei siti delle altre biblioteche del mondo non si trova niente del genere. Almeno l’inglese, però, lo si trova sempre, e non solo nelle grandissime sedi (Berlino, Monaco, Copenaghen) ma anche in quelle più periferiche: Budapest, Lisbona, Belgrado, Zagabria, Rangoon.

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Cultura e società

Viva l’epoca della riproducibilità tecnica!


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WB

Domenicale del Sole 24 ore, 4 gennaio 2015

La British Library di Londra mi scrive (traduco):

Caro Claudio,

negli ultimi anni, molti utenti delle Sale di lettura ci hanno chiesto di introdurre un sistema di fotografia self-service, in modo che i lettori possano usare i loro strumenti per fotografare oggetti utili alle loro ricerche. Siamo lieti di annunciare che il sistema attuale di fotocopiatura self-service verrà esteso alla fotografia. Le nuove norme entreranno in vigore a partire dal 5 gennaio 2015 nelle seguenti Sale di lettura…

Segue l’elenco delle sale di lettura della British Library (quasi tutte) nelle quali ogni lettore potrà fotografare – con la propria macchina fotografica, o con un tablet, o con un cellulare – i documenti che gli occorrono, naturalmente sempre nel rispetto delle leggi sul copyright, e sempre sotto il controllo dello staff della biblioteca (è chiaro che non tutti i documenti possono essere fotografati).

Perché la British Library fa una cosa del genere? Perché vuole rendere il lavoro dei tanti studiosi che la frequentano più facile e più veloce, e perché sa bene che i pochi cents che possono derivare dalle riproduzioni a pagamento non hanno alcuna reale incidenza sul bilancio della biblioteca.

Proposte analoghe sono state fatte, in Italia, negli ultimi mesi, con appelli ai Ministri dei Beni Culturali e articoli su giornali e riviste (ricordo quelli di Andrea Brugnoli e Stefano Gardini su Roars, di Mirco Modolo sul Giornale dell’Arte: si trovano anche nel mio blog). Proposte accolte in un primo momento dal Ministro Franceschini nel decreto ArtBonus, ma poi respinte attraverso un davvero poco motivato emendamento alla Camera.

Si può chiedere adesso ai responsabili del nostro Ministero, al nostro Ministro, di fare pari pari quello che hanno fatto alla British Library (e magari in questo modo così umano: Caro Claudio…)? Non costa quasi niente (e anzi sospetto che la gestione, economica e umana, di questi piccoli introiti rappresenti essa stessa un costo che converrebbe tagliare), facilita il lavoro a chi studia, avvicina il livello delle biblioteche italiane a quello delle migliori biblioteche straniere.

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Libri

Poesia alla corte dei Visconti


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Volume

Domenicale del Sole 24 ore, 4 gennaio 2015

Parrà strano, ma pochi settori della storia letteraria italiana sono tanto vitali come gli studi sulla poesia del pieno e del tardo Trecento. Nei mesi scorsi abbiamo avuto nuove eccellenti edizioni critiche, di poeti non grandi ma cruciali come Fazio degli Uberti, a cura di Cristiano Lorenzi, e Boccaccio, a cura di Roberto Leporatti. Ora un volume curato da Simone Albonico, Marco Limongelli e Barbara Pagliari fa qualcosa che bisognerebbe fare più spesso, cioè coniuga filologia e storia, ossia ridescrive un pezzo di storia letteraria italiana ragionando sulla tradizione dei testi, ed editando, o annunciando l’edizione di testi inediti o malnoti.

La storiografia letteraria italiana ha, quanto al Medioevo, una comprensibile tendenza a fare centro sulla Toscana. Comprensibile sia perché è in Toscana che sono nati gli autori più grandi (e tra gli altri i due che ho nominato sopra), sia perché la poesia delle altre regioni nasce o si sviluppa soprattutto grazie allo stimolo che le vengono dagli autori toscani, letti nei manoscritti (e diventa allora importante studiare, di questi manoscritti, la formazione e la circolazione) o fisicamente presenti nelle città e nelle corti del centro-nord (e diventa allora importante raccogliere negli archivi le tracce di queste presenze): esemplare proprio il caso di Fazio, che nasce probabilmente a Pisa all’inizio del secolo ma passa poi gran parte della sua vita tra Verona, Milano e Bologna.

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Cultura e società

Come scrivono al Ministero dell’Istruzione?


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www.internazionale.it

Il governo, il ministro dell’Istruzione, i collaboratori del ministro, i funzionari del ministero decidono che serve qualcuno che insegni agli insegnanti a insegnare meglio, perciò stanziano una certa quantità di denaro per formare questi formatori: il denaro verrà dato alle scuole (una per regione) che organizzeranno dei corsi ad hoc, e da questi corsi verranno fuori dei «docenti esperti» che poi dissemineranno la loro esperienza e le cognizioni acquisite nelle scuole del territorio.

A mio parere non è una buona idea, anzi è un’idea pessima, ma non è di questo che parliamo adesso.

Presa la decisione, stanziato il denaro, restano da curare i dettagli: informare i media, mettere la notizia sul sito del ministero, scrivere la circolare che verrà mandata ai dirigenti scolastici. C’è un ufficio per tutto.

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